Replica e si rinnova anche quest’anno il Festival della Poesia di Genova. Quale occasione migliore per concedersi qualche giornata ormai estiva e farsi travolgere dal vortice di letture, concerti, performance, conferenze e visite nei luoghi suggestivi della Superba?
VENERDI' 11 GIUGNO 2010
NOTTE DELLA POESIA
"Tradimenti e-scorticamenti"
vagabondaggio poetico
LOCANDA DI PALAZZO CICALA
ore 21.00
I poeti vagabondi provenienti da via de'Giustiniani trovano rifugio alla Locanda di Palazzo Cicala, seconda tappa del loro errabondo cammino.
Dentro lo spazio accogliente e suggestivo della mirabile Locanda, riprendono le forze della voce e del gesto, dell'anima e dell'ombra.
Ascoltiamoli:
Manuela Bellisomi e Luca Picasso
Luisella Carretta
Fabrizio Casapietra
Francesco Felicissimo
Marco Fabio Gasperini
Maria Luisa Gravina
Alessio Golisano
Gianni Priano
Antonino Ricca
Mirko Servetti
Luca Valerio
Alla Yakubovich
Espressione musicale di Simone Pansolin
Marco Fabio Gasperini leggerà anche testi del poeta piacentino Nello Vegezzi, che è stato un dionisiaco autentico, apocalittico e poliedrico artista, ironico e giocoso vagabondo della poesia e della visione.
Alle pareti opere di Nello Vegezzi.
Nello, la rivolta e l'incanto
tam tam la vita / tam tam l'amore / tam tam la morte
La figura di Nello Vegezzi fu una presenza originale, problematica e stimolante nel secondo Novecento, un periodo di fortissima trasformazione. Egli rappresentò un'esperienza di critica infiammata verso il mondo patriarcale, il sonnecchiante provincialismo, la chiusura contro ogni novità e diversità. Il suo spirito libero e appassionato lo portò a una rottura radicale con le convenzioni dominanti cattolico- borghesi, a una povertà militante nelle iniziative civili per l'emancipazione sociale e democratica e a partecipare alla grande arte europea ispirandosi alla rivoluzione antinaturalista da Picasso a Dada, all'Art Brut.
In sintonia queste dirompenti esperienze Nello maturò la sua originale ricerca di una creatività artistica che, mentre contestava i canoni, le tecniche e i mezzi tradizionali e i valori spiritualisti della cultura dominante, per contro ne sviluppava nuovi, dettati da una originale reinvenzione della post Avanguardia in sintonia con l'arte povera e l'art brut. Di qui la straordinaria serie delle sue accatto-plastiche, frutto di assemblaggi di materiali di scarto con pochissime modifiche e ritocchi, nelle quali infondeva una magica espressività e grazia. Nello sviluppava la sua ricerca poetica su registri: quello di un discorso civile, sociale, politico, d'infiammata esaltazione e rivendicazione di libertà, eguaglianza e democrazia; e quello di una lirica intensa, vibrante, appassionata, ispirata a temi cruciali: la libertà, l'amore e la natura, in particolare la Donna e la Terra, fonti di vita e d'incanto.
Su tutto domina il misticismo naturale, un po' da sciamano [ di Nello] nel desiderio, neppure troppo segreto, di un ‘impossibile arcadia, di proteggere a braccia tese (si veda l'urlo) la natura ancestrale dalle aggressioni di uno sviluppo disordinato su cui pesa già tanta cattiva coscienza. ...A Vegezzi basta pochissimo, appena più di niente, anche solo una scheggia ...per infilzare'immagine. ...Minore è l'interpolazione e magro l'artificio, più schietta e sorprendente la scoperta, la riuscita estetica, l'invenzione fulminea, che però applicazione, e che a noi regala la visione di una natura eraclitea, mai dissimilata nel suo corpo, capace di fondere gli opposti, di reggere insieme tragedia e farsa, allegria e amarezza, fatica e sogno, nella circolarità del divenire. (Patrizia Soffientini)
Precisamente la nuda vita del metabolismo e della sessualità (di chi ... ‘coisce mangia beve dorme'), ossia ‘l'essere semplicemente vivente' dell'animale heideggeriano, è il programma - minimo, povero, ma quanto mai concreto - che con sempre maggior convinzione ha perseguito Nello Vegezzi nella propria esperienza poetica. E chissà che per questa strada non sia riuscito davvero a cogliere per qualche barlume - il ‘puro spazio', l''aperto' negato a noi, uomini civilizzati, noi che -in questo continuo ‘prendere congedo'- fummo, siamo, così tristi. (Andrea Cortellessa).
Scenografia: sedie - sculture di Elena Cavallo.